Chiedimi

Chiedimi,
Domandami,
E ti spiegherò.
Ti racconterò che sono stanco.
Molto stanco.
Che non sono libero. Che non lo sono mai stato.

Avvicinati,
Parlami,
E ti racconterò la mia storia.
La storia di un uomo che decise di diventare invisibile.
Solo un’ombra nell’oscurità.
Solo un’ombra tra le ombre. Che si muove lenta. Che si trascina, alle volte.
Preguntami, amico.
E ti racconterò la storia di una città, Lisbona.
Ti annoierò e ti stuferò.
Ti parlerò della bellezza e della felicità.
Ti parlerò di libertà, di amicizie vere, di esperienze che lasciano un segno.

Non avvicinarti, ti prego.
Sono stanco e stufo di sentire il suono della tua voce.
Di sentirti decantare le lodi di un passato che c’è stato e ora non c’è più.
Sono stufo di sentire la tua storia in quella città.
Di sentire del tuo amore, a cui non puoi nemmeno pensare.
Perché ti fa troppo male accettare. Puoi solo anestetizzare.
E anestetizzi fino a dimenticarti chi sei.

Sono stanco e stufo di sentire parlare e parlare e nessuno qui capire.
In molti sanno che non sanno. Che non sanno chi sono e dove vanno.
Quale strada si perde e poi si ritrova?
Quella strada che ci scegliamo?
Dio, sento un male al petto che mi scava dentro, fino al midollo. Fino al cuore.

Lo sento che non puoi più respirare.
Puoi solo pazientare.
Pazientare, e in silenzio rimpicciolirti fino a scomparire.

Chi sei?
La notte mi visita un uomo incappucciato ma io non so chi sia.
La notte viene un uomo incappucciato, viene alla mia casa.
Bussa forte ma io non gli apro, perché so che è la morte.

Ti sbagli uomo, la morte ha il volto di un ragazza. Una dolce ragazza che ti accarezza i capelli, e ti sussurra Vieni con me.
E tu vai con lei. Nessuno sa resisterle.
Dice l’uomo incappucciato.

Allora gli apro e lui si fa avanti nella luce.
Sotto il cappuccio intravedo il mio volto.
Ma non posso vederlo, posso solo sentirlo.
Perché non so quale sia il vero volto di me stesso.

Non mi sento morire, mi sento solo dolcemente soffocare.
Non mi sento arrabbiato né disperato.
Mi sento esausto.
Chi si può fare felice a questo mondo?
Io, gli altri?

Io, solo, nella corsa verso l’infinito.
Ma l’infinito mi acceca.
Allora cerco la tua mano, cerco il tuo sguardo, il tuo profumo.
Cerco tutto di te, ma non lo trovo.
Perché fa troppo male ricordare.
E l’infinito mi soffoca
Mi soffoca con un cuscino.

Mentre dormo.
Silenzioso.
Dio, so che mi osservi, e dimmi, le mie azioni sono forse giuste?
Sono tuo figlio?
Giudicami, e rendimi libero.
Per sempre.

E non trovo niente di te, perché sei lontana mille miglia e mille anni.
E si può solo fingere che non faccia male perché in realtà fa malissimo, e lo fa ogni giorno e ogni minuto e ogni secondo e fa male da morire.
E male fino alla fine.

Nel silenzio controllato di quei respiri.
Rifletto.
E divento trasparente. Poco a poco. Fino a scomparire.

Fino a scomparire per sempre.

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