Senhor Cuesta

La macchina si chiamava Senhor Cuesta, perché le cuesta mucho. E le costava davvero tanto, scassa e rimbalzando sulla strada a tempo di musica. Con la musica che esce leggera dalla capote aperta e il sole che ti bagna il viso. Dolcemente. Che bella che sei.
Vorrei proteggerti da ogni male, vorrei darti una carezza leggera. Ma siedo silenzioso, e ti guardo e sorrido. Ti volti e mi chiedi, Che? Niente. Sorrido. Che bella che sei.

Il sorriso della ragazza della porta accanto. Tutti sono innamorati di lei.

Ed ecco tutto si capovolge di nuovo, esistenza inutile e senza sbalzi. La noia ci allatta e ci coccola. Ogni giorno.

La piccola armonica, metafora della vita, è piccola, ma la sfida è tirarne fuori tutti i suoni possibili. Tutti suoni bellissimi, che si accordino con le vibrazioni dell’anima. Tirarne fuori la musica più bella possibile.

“Non, così, metti le labbra così,”

Che bella che sei, un bacio, un bacio strappato al tempo, un bacio rubato, siamo tutti qua, vedi, siamo tutti qua.

Mi manchi piccola.

La macchina scassa, come guidi spaventata e concentrata, vorrei darti sicurezza, e la musica, che bella, musica della vecchia jamaica. Musica che risuona di ricordi belli e strazianti.

Quanto sei lontana, sei lontana anni, cerchi altro, cerchi altro.

Energia, energia, forza, dove la mettiamo tutta questa energia? Dobbiamo trovare un modo di buttarla fuori, che ne pensi?  Penso che la società fa schifo, penso che ho paura delle persone, penso che vorrei vivere tra le bestie selvagge.

L’incomprensione, la cecità oltre ogni limite. Mani e piedi legati, per sempre. Nasciamo e moriamo, nasciamo e moriamo legati.

L’armonica suona, così è la mia vita, mi dici, e improvvisi una suonata rapida e acuta, veloce, senza tregua, senza tempo di intristirsi, che bella che sei.
Invece la mia di vita è così, e suono un pezzo malinconico, che cambia, rapido, e diventa basso e poi alto, ma non troppo rapido. Il giusto.

Un bacio, un bacio rubato.
Il fuoco scoppietta, il fuoco brucia.

Vorrei baciarti e accarezzarti, ma non vuoi, te ne vai, poi mi guardi e poi torni. Ma scappi.

Nasciamo e moriamo, soli, senza possibilità di cambiare le carte. Le carte in tavole, fisse, per sempre.

Vorrei accarezzarti dolcemente, e dormire silenziosi.

Vorrei sapere qual’è a mia strada. Lasciare a casa le cose inutili e prendere la strada. La strada polverosa, che fa paura, che esalta.

La strada è la vita.

La strada al buio, tra gli alberi, la strada che si perde tra le case.

E sorrideva sempre. La ragazza sorrideva sempre. E la storia è semplice, è scontata. Non c’è nulla di misterioso, la storia è facile da capire.

Ma mi manchi da morire,

E la macchina decapottabile, sì, decapottabile. E fila come un missile sulla strada, le urla si sentono forte, la vita scorre forte in noi.

La ragazza della porta accanto ha un sorriso meraviglioso, che risplende e accarezza la stanza della sua luce. Come si fa a non amarla?

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